Chiedo a Brettia…
La Calabria da scoprire

Cleto: come i due castelli stanno guidando la sua rinascita.

Ci sono borghi che non smettono di stupire, e ce ne sono altri che imparano a stupire di nuovo. Cleto, il borgo dei due castelli in provincia di Cosenza, appartiene alla seconda categoria. Fino a pochi anni fa i suoi due manieri medievali, simbolo della storia locale, restavano chiusi quasi sempre: oggi, invece, hanno aperto la strada a una rinascita che sta dando al paese una nuova identità.

Cleto è un piccolo comune di poco più di 1.200 abitanti, arroccato a 250 metri sul livello del mare alle pendici del Monte Sant’Angelo, nella Valle del Savuto. È l’unico paese della Calabria a custodire nel proprio territorio due castelli medievali: il Castello di Petramala, di origine normanna nel cuore del centro storico, e il Castello Angioino di Savuto, sentinella della valle nell’omonima frazione.

Da castelli chiusi a meta turistica: il modello Cleto

Per anni i due manieri sono rimasti ai margini della vita del paese. Il Castello di Petramala era ancora in fase di completamento dei lavori, mentre quello di Savuto veniva aperto solo sporadicamente, con incassi che non superavano i 500 euro all’anno. Nessuna continuità, nessuna programmazione.

La svolta arriva nell’estate del 2022, con l’apertura stabile del Castello Angioino di Savuto. Nel 2024 si aggiunge il Castello di Petramala, dopo la conclusione dei lavori di restauro. È da quel momento che prende forma il progetto del “Comune dei due castelli”, una formula che ha cominciato a circolare ben oltre i confini regionali.

Turisti nel castello Savuto di Cleto

I numeri raccontano una storia chiara. Nel solo 2025 i due siti hanno registrato circa 7.000 visitatori paganti. In quattro anni le presenze complessive hanno superato quota 20.000, con circa 30.000 euro di incassi reinvestiti in manutenzione, promozione ed eventi. Chi conosce le dinamiche dei piccoli borghi calabresi sa quanto siano cifre rare per un Comune di queste dimensioni.

I due castelli: cosa raccontano della storia di Cleto

Il Castello di Petramala sorge sulla parte alta del borgo, lungo le pendici del Monte Sant’Angelo. Di origine normanna, ha funzioni che nel tempo sono passate da militari a residenziali, legandosi alle vicende delle famiglie nobiliari che si sono alternate sul feudo, dai Sersale ai Giannuzzi Savelli. Per arrivarci si percorrono i vicoli stretti del centro storico, in salita, tra case in pietra e palazzi gentilizi che testimoniano un passato sorprendentemente articolato per un paese così piccolo.

il Castello di Savuto di Cleto

Il Castello Angioino di Savuto, detto anche “il Guardiano del Fiume”, si trova invece nella frazione di Savuto, costruito nel XIII secolo per volere di Carlo I d’Angiò per controllare un punto di passaggio strategico verso l’entroterra. Della struttura originaria sono ben riconoscibili la Piazza d’Armi e il torrione circolare, restaurati e oggi visitabili. Chi arriva al castello al tramonto incontra una vista che spiega da sola perché quel punto, otto secoli fa, fosse considerato strategico: la valle del Savuto si apre fino al Tirreno, e in lontananza si intravedono le isole Eolie.

il Castello di Cleto

Come Cleto cambiò nome

Fino al 1863, Cleto si chiamava Pietramala (Petramala nel dialetto locale). Il nuovo nome arriva con un decreto post-unitario, ispirato alla leggenda di Cleta, nutrice di Pentesilea, regina delle Amazzoni: secondo il mito, sospinta da una tempesta sulle coste calabresi, Cleta fondò un regno alla foce del Savuto. La leggenda è solo una traccia, ma racconta bene il rapporto del paese con la sua storia stratificata, tra mito greco, dominazione normanna e periodo angioino.

Cosa ha funzionato: il “modello Cleto”

Dietro i numeri c’è una strategia precisa, condivisa più volte dal sindaco Armando Bossio nelle interviste pubbliche e portata dal Comune anche alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano nel 2025. I punti chiave sono semplici da elencare ma non altrettanto da realizzare:

  • Identità chiara: il claim “Comune dei due castelli” ha dato al paese un’etichetta riconoscibile, comunicabile e veritiera
  • Sistema di gestione strutturato: formazione dei ragazzi del servizio civile, organizzazione regolare delle visite, reinvestimento degli incassi
  • Promozione su scala regionale e nazionale: social media, eventi tematici, presenza in fiere e in TV, fino a una collaborazione con tour operator italiani ed esteri
  • Coinvolgimento della comunità: i cittadini come “ambasciatori” del borgo, attraverso associazioni locali e racconto diretto
  • Progetto sul turismo delle radici: l’accoglienza di italodiscendenti, in particolare da Argentina, Cile e Perù, ha portato a Cleto ospiti che si fermano settimane, in alcuni casi mesi

Per chi attraversa la SP54 e arriva al paese percorrendo la strada panoramica dalla SS18, è facile cogliere il cambiamento: ai cartelli stradali si sono aggiunte indicazioni turistiche curate, il centro storico è più curato del passato, e nei bar di Savuto si vedono biglietti dei castelli appoggiati sui tavolini, accanto al caffè.

Cleto oggi: turismo lento e turismo delle radici

Il successo del borgo dei due castelli si appoggia anche su un altro fenomeno: il turismo delle radici. In tre mesi, nel 2024, il Comune ha accolto circa 120 italodiscendenti grazie al progetto “Italia nel Mondo”, arrivati da Sud America con soggiorni che durano in media un mese. Alcuni hanno finito per fermarsi più a lungo. Le case abbandonate del centro storico, fino a poco tempo fa silenziose, hanno cominciato a riaprirsi.

Il paese resta piccolo. I servizi sono quelli di un comune di 1.200 abitanti. Ma la sensazione, attraversando i vicoli, è quella di un luogo che ha riconquistato un proprio ritmo. Le finestre dei palazzi nobiliari, restaurate, si affacciano su vie dove fino a qualche anno fa non passava nessuno.

Come arrivare a Cleto e cosa vedere

Cleto si raggiunge in circa 30 minuti dall’aeroporto di Lamezia Terme, percorrendo l’A2 fino all’uscita di Falerna e poi la SS18 in direzione Amantea, deviando per la SP54. Dista circa 50 chilometri da Cosenza. Oltre ai due castelli, vale la pena visitare:

  • La Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta, di origine cinquecentesca
  • La Chiesa della Consolazione, con il campanile a maioliche policrome e il pavimento a mosaico con il “Fiore della Vita”
  • I vicoli del centro storico, scolpiti nella roccia del Monte Sant’Angelo
  • La Marina di Savuto, per chi vuole abbinare la visita al borgo a una sosta sul mare

La cucina locale punta sull’olio extravergine (sul territorio si contano circa 200.000 piante di ulivo, soprattutto della varietà Carolea) e sulla “cialetta”, il pane tipico cletese. Per chi vuole approfondire, vale la pena seguire le iniziative del circuito dei borghi della Valle del Savuto, di cui Cleto fa parte.

Domande Frequenti

Dove si trova Cleto e come si arriva?

Cleto si trova in provincia di Cosenza, sulla costa tirrenica calabrese, a circa 30 minuti dall’aeroporto di Lamezia Terme. Si raggiunge percorrendo l’A2 con uscita Falerna, poi la SS18 in direzione Amantea e infine la SP54. Dista 50 chilometri circa da Cosenza e 30 da Lamezia Terme.

Perché Cleto è chiamato il borgo dei due castelli?

Cleto è l’unico comune in Calabria che ospita due castelli medievali sul proprio territorio: il Castello di Petramala, di origine normanna, nel centro storico, e il Castello Angioino di Savuto, costruito nel XIII secolo per volere di Carlo I d’Angiò, nella frazione di Savuto. Da qui l’identità del “Comune dei due castelli”.

Quando si possono visitare i castelli di Cleto?

Il Castello Angioino di Savuto è aperto stabilmente dal 2022, mentre il Castello di Petramala dal 2024. Le visite si svolgono con orari stagionali e sono gestite anche con il supporto di volontari del servizio civile. Per orari aggiornati e prenotazioni conviene contattare direttamente il Comune di Cleto o consultare i canali ufficiali.

Cosa vedere a Cleto oltre ai castelli?

Vale la pena dedicare tempo al centro storico, con i suoi vicoli scolpiti nella pietra, la Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta e la Chiesa della Consolazione (con il campanile a maioliche e il pavimento a mosaico). Da non perdere la Marina di Savuto per la pausa al mare, e una sosta gastronomica per assaggiare olio locale e cialetta, il pane tipico cletese.

Quanti abitanti ha Cleto?

Cleto conta poco più di 1.200 abitanti. Si tratta di un piccolo comune della provincia di Cosenza, situato a 250 metri sul livello del mare, alle pendici del Monte Sant’Angelo. Negli ultimi anni la popolazione ha registrato un parziale ricambio grazie ai progetti di turismo delle radici e all’arrivo di nuovi residenti italodiscendenti.

Per informazioni aggiornate su orari, eventi e modalità di visita ai due castelli è possibile contattare direttamente il Comune di Cleto o consultare i canali ufficiali e gli aggiornamenti pubblicati su Calabria Straordinaria.

Pulsante per tornare all'inizio